Il dolore non è solo una reazione chimico-fisica, un sintomo o una stimolazione elettrica; è un’esperienza che il nostro animale può vivere in corso di un evento scatenante acuto, oppure durante una malattia o un processo morboso che reca danno. È riconosciuto nel mondo scientifico un coinvolgimento della sfera emotiva e comportamentale, che influisce sulla vita dei pazienti, sul loro modo di relazionarsi e sul decorso della malattia.
Distinguiamo nei nostri animali due tipologie diverse di dolore:
Acuto: può essere dovuto a un trauma, a una patologia o a un intervento chirurgico.
Cronico: costante nel tempo (può avere picchi di intensità variabile, ma è comunque sempre presente). È la tipologia più diffusa nell’animale anziano che soffre, ad esempio, di una patologia osteoarticolare o di una malattia degenerativa; anche il dolore oncologico è spesso cronico.
Il dolore è presente in diverse condizioni chirurgiche e traumatiche perché parte integrante di una risposta infiammatoria dell’organismo animale, con sensazioni analoghe a quelle che potrebbero essere percepite dall’uomo. Si tratta di un sintomo molto spesso sottovalutato negli animali, i quali non possono parlare per esprimere il proprio disagio e non sanno comunicare il problema finché non diventa evidente agli occhi dei loro compagni umani.
In generale, è fondamentale monitorare sempre il comportamento: cambiamenti improvvisi nel carattere e nelle abitudini sono spesso manifestazioni di disagio. Un animale improvvisamente aggressivo, che non cerca più il contatto o addirittura lo sfugge, la perdita di appetito o l’apatia, sono segnali sempre validi che indicano che qualcosa non va. Ogni specie ha però dei comportamenti peculiari che devono fungere da campanello d’allarme.
Per quanto riguarda il dolore di natura chirurgica, la medicina veterinaria moderna è oggi in grado di agire proattivamente. L’anestesista e il chirurgo possono prevedere con buona approssimazione l’entità dello stimolo doloroso e somministrare i corretti protocolli analgesici prima ancora che il dolore si manifesti. Si parla in questi casi di analgesia preventiva: un approccio sistematico volto a rendere il post-operatorio il più confortevole possibile, agevolando sensibilmente i tempi di recupero del paziente.
Allo stesso modo, in presenza di malattie degenerative, osteoarticolari o oncologiche, è possibile intervenire con terapie analgesiche a basso dosaggio volte a prevenire l’insorgenza di picchi di dolore acuto.
La medicina del dolore non si limita alla semplice somministrazione di farmaci. Si tratta di un approccio integrato che cura il sintomo in tutte le sue espressioni, affiancandosi alla terapia della causa scatenante. In prima linea, specialmente nelle fasi acute, i farmaci analgesici sono spesso supportati dall’uso di nutraceutici, utili nel modulare la risposta dell’organismo e diminuire la percezione dello stimolo doloroso. Tuttavia, per una gestione completa, entrano in gioco terapie riabilitative, fisioterapia e laserterapia, che agiscono sinergicamente per migliorare la funzionalità e il benessere generale.
Il concetto cardine dell’Officina del Dolore consiste nel trattare il dolore non come un semplice “segnale”, ma come una malattia vera e propria con un proprio decorso.
L’obiettivo primario è la cura del dolore in sé, con il fine ultimo di garantire la miglior qualità di vita possibile al paziente, anche e soprattutto in presenza di patologie gravi o in stadio terminale.
Il cane che prova dolore è irrequieto, cambia posizione di continuo e pare concentrato su se stesso, senza mostrare curiosità verso quello che accade intorno. Spesso tiene le orecchie basse, distoglie lo sguardo e sfugge alle interazioni. Se toccato, si allontana o si ritrae, arrivando a guaire o a minacciare di mordere se la sollecitazione avviene nei punti all’origine del dolore.
Se il dolore è a carico dell’apparato osteoarticolare, possiamo notare che zoppica o cammina in modo rigido (specialmente nei cani anziani con una patologia cronica o degenerativa). Sono da tenere d’occhio anche la perdita d’appetito e il cambiamento delle abitudini igieniche: un cane che improvvisamente sporca in casa manifesta sicuramente un disagio. Anche il leccare insistentemente una zona è un segnale d’allarme da non ignorare.
I gatti tendono a mascherare i momenti di dolore e malattia ancor più del cane: si tratta di una strategia di sopravvivenza tipica della specie. Cambi di comportamento repentini sono sicuramente indicatori di un problema, così come il nascondersi per molto tempo in luoghi appartati (qualora non fosse già un’abitudine consolidata).
Un gatto che prova dolore sfugge il contatto e reagisce male se toccato; potrebbe passare molto tempo nella stessa posizione e smettere di usare correttamente la lettiera. Notiamo inoltre che spesso smette di curare la propria igiene o, al contrario, lecca in modo ossessivo l’area interessata dal dolore.
Autore: Aniello Raimondo